ABIGAIL Matt Bettinelli-Olpin & Tyler Gillett
Ci dispiace che “Abigail” sia passato un po’ sottotraccia qua da noi in Italia. Siamo un pubblico balordo: premiamo al botteghino cose pessime, e poi non celebriamo film di buon livello come questo. La frustrazione nasce anche dal fatto di aver visto la pellicola in una sala deserta. Ci girano un po’ le scatole, insomma.
“Abigail” è un film non originalissimo, ma abbastanza originale, con diversi spunti interessanti e una storia che pur ricalcando filoni classici, riesce a tenere alta la tensione e l’attenzione dello spettatore. C’è anche una sufficiente dose di splatter.
La trama. A New York City, la giovane ballerina Abigail viene rapita da sei criminali e portata nell’isolato Wilhelm Manor. Prima di partire, il loro leader Lambert ordina loro di sorvegliare Abigail per 24 ore, a quel punto riceveranno una quota uguale di un riscatto di 50 milioni di dollari pagato da suo padre.
Cast interessante, con una discreta caratterizzazione dei personaggi. Melissa Barrera è un’ottima protagonista, ma tutto ciò che le gira attorno è di qualità, e poi le presenze di Giancarlo Esposito e di Matthew Goode (quest’ultimo solo nel finale) danno ulteriore qualità al parterre. Perfetta Alisha Weir nei panni della piccola Abigail, è quasi scioccante come riesca a mutare espressione nel giro di poche scene, un talento vero.
A livello tecnico, la pellicola gioca molto sulla paura e sulla rappresentazione della stessa, il finale è abbastanza in linea con le attese, ma non è banalotto. Dialoghi in perfetto stile americano, quindi con quell’umorismo che a volte è un po’ fuori luogo, ma gli americani ne vanno pazzi. Contenti loro…