CON LA GRAZIA DI UN DIO Alessandro Roia

“Con la grazia di un Dio“, esordio alla regia di Alessandro Roia ambientato a Genova, è un film che funziona soprattutto quando si affida all’atmosfera più che alla scrittura. La cosa migliore è proprio il modo in cui la città viene fuori: misteriosa e lucente, ma anche nera, chiusa, quasi minacciosa, una presenza dark che dà corpo al racconto.
Molto bella la fotografia di Massimiliano Kuveiller, sofisticate le musiche di Lyra Pramuk, capaci di dare spessore e inquietudine a scene che altrimenti resterebbero più deboli. La regia è carina, ordinata, a tratti sensibile, ma non basta a trasformare una materia narrativa piuttosto esile in qualcosa di davvero incisivo. Piccolo spoiler: non puoi costruire un noir dove passati i primi 20/25 minuti capisci già come andrà a finire. E’ inaccettabile.
Anche il cast non offre una grande prova, a partire dal protagonista Tommaso Ragno, che fatica a dare al personaggio il peso e l’ambiguità necessari. I cattivi, poi, sono poco credibili e finiscono per togliere tensione invece di crearla. Così il film resta in bilico per tutta la sua durata: elegante nella confezione, fragile nella sostanza. E quando arriva il finale, invece di stringere davvero, scivola in un tono melodrammatico oltre il necessario, sfilacciandosi proprio nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di più forza.





























