Cinema2020

ALONE John Hyams

alone

“Alone” sa esattamente quanto gli serve per funzionare e, soprattutto, non aggiunge nulla di superfluo. John Hyams prende una situazione già vista mille volte — una donna sola, un uomo che la segue, una fuga — e la porta avanti con una concretezza quasi ostinata. La tensione arriva dalle situazioni, non dai trucchi di sceneggiatura, mentre Jules Willcox e Marc Menchaca reggono praticamente da soli l’intero film con due prove molto solide. Lei è credibile nella progressiva trasformazione da preda a donna pronta a reagire; lui inquieta proprio perché non ha bisogno di trasformarsi nel solito maniaco sopra le righe. Il riferimento più immediato, per chi ama la musica, può essere il video di “Spark” di Tori Amos: anche qui la natura diventa uno spazio di fuga e minaccia, un percorso apparentemente aperto che si restringe progressivamente intorno alla protagonista. Ma il paragone finisce lì.

Il vero pregio di “Alone” è la disciplina. In 98 minuti segue una linea precisa, cambia ambiente senza perdere il filo e mantiene sempre un buon ritmo. Non cerca di complicare una storia semplice con svolte improbabili, spiegazioni ridondanti o colpi di scena inseriti a forza. La vicenda procede, la tensione cresce e ogni passaggio serve al successivo. Per un thriller di questo tipo è tutt’altro che poco: spesso sono proprio le sceneggiature che vogliono sorprendere a finire per sgonfiare il contenuto. Qui Hyams fa il contrario, lasciando che siano inseguimento, paesaggio e interpreti a sostenere la visione. Il risultato non reinventa il genere, ma offre un’ora e mezza abbondante di cinema teso, asciutto e piacevole.

Review Overview

SCORE - 6

6

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