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FAVOLACCE Damiano e Fabio D'Innocenzo

Chissà. Magari doppiato e sottotitolato, questo "Favolacce" può dare qualcosa in più. Perché nella versione originale - con un recitato pessimo e una presa diretta da mani nei capelli - il risultato è decisamente al di sotto delle aspettative, nonostante qualcosa di buono a livello tecnico ci sia: montaggio, fotografia e location soprattutto. Al Festival di Berlino 2020 il film di Damiano e Fabio D'Innocenzo ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. Buon per loro e per il cinema italiano, ma in tutta onestà la pellicola è mediocre al netto di un paio di guizzi tutti legati alla…

Score

SCORE - 5

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favolacce

Chissà. Magari doppiato e sottotitolato, questo “Favolacce” può dare qualcosa in più. Perché nella versione originale – con un recitato pessimo e una presa diretta da mani nei capelli – il risultato è decisamente al di sotto delle aspettative, nonostante qualcosa di buono a livello tecnico ci sia: montaggio, fotografia e location soprattutto.

Al Festival di Berlino 2020 il film di Damiano e Fabio D’Innocenzo ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. Buon per loro e per il cinema italiano, ma in tutta onestà la pellicola è mediocre al netto di un paio di guizzi tutti legati alla bella interpretazione di Ileana D’Ambra (Vilma Tommasi nella finzione). Il resto del cast mette in scena degli stereotipi non credibili, e anche la crudeltà (elemento portante dell’opera) alla fine risulta così eccessiva e finta da infastidire.

Punta di diamante(?) del film è Elio Germano. Che proprio non riesce a togliersi i panni del burino romano. Ormai in quanti film ha immedesimato questo stereotipo? E in quanti altri ha interpretato un personaggio borderline? La sua carriera sembra girare attorno a coordinate che lo (in)castrano in ruoli che probabilmente rendono quando si tratta di pagare le rate del mutuo, ma piuttosto bruttini e scontati dal punto di vista artistico. In questa pellicola prova a metterci un po’ di tecnica soprattutto nel finale, ma il cinema non è teatro, e un’inquadratura stretta non tira su un personaggio scritto male e recitato peggio. Dal naufragio non si salva neppure Lino Musella, bravissimo nella serie “Gomorra”, ma impalpabile qui nonostante il ruolo-chiave del professore.

Il finale scivola verso la tragedia, ma è una tragedia senza tensione emotiva. Insomma, un film destinato a non lasciare alcun segno.

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