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DOGTOOTH Yorgos Lanthimos

Yorgos Lanthimos ha dimostrato in questi anni . E' lui il regista dal quale ti aspetti sempre qualcosa in più e quel qualcosa in più (complice la perfetta alchimia con lo sceneggiatore Efthymis Filippou) arriva sempre. Finora la sua filmografia, infatti, è una scorpacciata di capolavori, e siamo felici che proprio il 2020 sia coinciso con la riscoperta al cinema di una chicca come "Dogtooth", un'opera del 2009 candidata anche agli Oscar e che ben fotografa lo stile del grande regista greco. Una pellicola…

Score

SCORE - 8

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dogtooth

Yorgos Lanthimos ha dimostrato in questi anni di essere il più concreto erede dei vari Haneke, Von Trier, ma ci mettiamo anche Kubrik. E’ lui il regista dal quale ti aspetti sempre qualcosa in più e quel qualcosa in più (complice la perfetta alchimia con lo sceneggiatore Efthymis Filippou) arriva sempre. Finora la sua filmografia, infatti, è una scorpacciata di capolavori, e siamo felici che proprio il 2020 sia coinciso con la riscoperta al cinema di una chicca come “Dogtooth“, un’opera del 2009 candidata anche agli Oscar e che ben fotografa lo stile del grande regista greco. Una pellicola forte, surreale, grottesca, sessuale, estrema, disturbante, cruda e crudele, che in piena epoca “lockdown” ha un riverbero sinistro sulla nostra società e sulla reale capacità dei singoli di comprendere la differenza tra protezione e privazione, tra salvaguardia e castigo, tra salvezza e Inferno.

La trama. I genitori di una ricca famiglia tengono sotto reclusione i tre figli, due femmine e un maschio, nella loro enorme casa isolata dal resto del mondo. Questa non è un’imposizione violenta ma una condizione forzata per farli crescere e vivere privi di qualsiasi contatto esterno, al fine di non contaminarli con ciò che sta al di fuori delle mura di casa. Essi prendono coscienza di tutto ciò e sono terrorizzati al pensiero di varcare il loro cancello: solo il padre ha il diritto di uscire dall’abitazione per svolgere il suo lavoro da imprenditore, mentre madre e figli vivono la loro vita totalmente all’interno della casa, ogni forma di comunicazione è soppressa e i ragazzi non hanno neanche un nome né sanno di doverlo avere.

Il cast è perfetto, con un Christos Stergioglou (il Padre) che sfonda lo schermo con quei primi piani obliqui che mettono in soggezione figli e… spettatori. Bellissima la fotografia di Thimios Bakatakis. La regia di Lanthimos indirizza i personaggi e ci sono almeno un paio di inquadrature (l’ultima ad esempio oppure la scena del ballo) che mettono i brividi.

Sarebbero tante le scene da segnalare per sintetizzare la forza del film, ma vogliamo citare quella in cui il Padre fa sentire al resto della famiglia le canzoni del nonno.

In conclusione: da apprezzare la scelta della Lucky Red di recuperare per le sale italiane questo capolavoro, speriamo che si possano recuperare anche le altre opere dello stesso autore.

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