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GALVESTON Mélanie Laurent

"Galveston" ha qualcosa di tanti altri film e di tante altre storie ma ha sempre il merito - nel momento in cui credi di poterne intuire la traiettoria - di spiazzare, di farti rimettere in discussione tutto. Ha qualcosa di "Drive", di "Revenge" del 1990, mescola salvezza e vendetta, colpa e innocenza. E anche il finale desta interesse non sciogliendo la narrazione nella banalità. La trama. Roy Cady (Ben Foster) è un criminale al servizio del boss di New Orleans, Stan, a cui viene diagnosticato un cancro terminale ai polmoni. Inoltre, la ex ragazza di Roy è ora diventata…

Score

SCORE - 7.5

7.5

8

galveston

Galveston” ha qualcosa di tanti altri film e di tante altre storie ma ha sempre il merito – nel momento in cui credi di poterne intuire la traiettoria – di spiazzare, di farti rimettere in discussione tutto. Ha qualcosa di “Drive”, di “Revenge” del 1990, mescola salvezza e vendetta, colpa e innocenza. E anche il finale desta interesse non sciogliendo la narrazione nella banalità.

La trama. Roy Cady (Ben Foster) è un criminale al servizio del boss di New Orleans, Stan, a cui viene diagnosticato un cancro terminale ai polmoni. Inoltre, la ex ragazza di Roy è ora diventata la donna del suo capo, che vuole liberarsi di lui. Con la messinscena di un ultimo incarico da sicario, Stan tende a Roy una trappola da cui questi esce miracolosamente vivo. Nella fuga, l’uomo si imbatte in Rocky (Elle Fanning), una prostituta adolescente che ha bisogno d’aiuto.

Ben Foster si ritrova fra le mani un bel personaggio e lo incarna senza eccedere mai, riuscendo a esaltare le contraddizioni di un protagonista che alla fine fatica a trovare un proprio posto nel mondo. Brava anche Elle Fanning – ma non è una novità – che forse paga una drammatizzazione esasperata in alcune scene ma nel computo generale risulta una spalla perfetta, indirizzando le emozioni dello spettatore in un verso poi utile a costruire il finale. Bella la regia di Mélanie Laurent, che va ben oltre il classico compitino; spettacolare la fotografia di Arnaud Potier, determinante la sceneggiatura di Nic Pizzolatto (sotto lo pseudonimo di Jim Hammett).

In conclusione, un thriller come se ne vedono sempre meno ormai, che non asseconda lo spettatore e che spinge forte sulla fragilità dei personaggi. Tra le migliori opere del 2020. Da vedere e rivedere.

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