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VOLEVO NASCONDERMI Giorgio Diritti

Non un film necessario, ma utile sì. "Volevo nascondermi" mette al centro la figura del pittore e scultore italiano Antonio Ligabue, un personaggio controverso, a cui Elio Germano (nella finzione scenica) prova a dare un'umanità che non sempre risulta di facile comprensione per lo spettatore, con il protagonista dell'opera che talvolta assume i contorni della caricatura, della macchietta. Intendiamoci: l'asticella per Germano era alta, e diciamo che alla fine ha portato a casa una comoda sufficienza, anche perché Giorgio Diritti (il regista) gli ha confezionato addosso una sceneggiatura ricca di spunti teatrali, consentendo a Germano - un vero talento…

Score

SCORE - 6

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volevo nascondermi

Non un film necessario, ma utile sì. “Volevo nascondermi” mette al centro la figura del pittore e scultore italiano Antonio Ligabue, un personaggio controverso, a cui Elio Germano (nella finzione scenica) prova a dare un’umanità che non sempre risulta di facile comprensione per lo spettatore, con il protagonista dell’opera che talvolta assume i contorni della caricatura, della macchietta.

Intendiamoci: l’asticella per Germano era alta, e diciamo che alla fine ha portato a casa una comoda sufficienza, anche perché Giorgio Diritti (il regista) gli ha confezionato addosso una sceneggiatura ricca di spunti teatrali, consentendo a Germano – un vero talento sul palco, un sopravvalutato al cinema – di fare una buona figura.

La trama. Il film è incentrato sulla storia del pittore Antonio Ligabue, con flashback che mostrano sprazzi della sua infanzia e delle sue origini svizzero-italiane. Il piccolo Antonio viene affidato a genitori adottivi, inizia subito ad avere disturbi psicofisici, ammalato di rachitismo, e dopo essere stato espulso dalla scuola e aver aggredito la madre, viene ricoverato più volte in manicomio. Ma allo stesso tempo Antonio trova conforto nella pittura e nella scultura, raffigurando spesso animali esotici, come leoni, cavalli, gorilla, tigri, che unisce al paesaggio emiliano.

Il montaggio penalizza parecchio l’opera, perché costringe lo spettatore a destreggiarsi tra flashback e narrazione presente, in un logico susseguirsi degli eventi che di… logico ha poco. Discreta la fotografia di Matteo Cocco, ottimo il trucco.

In conclusioni: luci e ombre, come spesso avviene quando il cinema italiano si misura con le storie di personaggi famosi.

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