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ALEX HENRY FOSTER Supersonic, Parigi, Francia - 4 agosto 2022

L’idea iniziale era recensire la data del 3 agosto allo Zèbre de Belleville: location grande, tutto a pagamento, bel posto. E l’avremmo anche fatto, ma ingolositi dal rivedere il live il giorno successivo, dopo le ottime sensazioni della sera prima, siamo finiti il 4 agosto al Supersonic alla Bastiglia – la sala piccola, non quella principale occupata per lavori – e boom, tutto si è amplificato, perché davanti a una platea ridotta (l’ingresso era gratuito, ma la capienza di poche decine di persone) la potenza emotiva del live di Alex Henry Foster & The Long Shadows ha reso l’evento una sorta di cerimoniale intimo, raccolto, con una parte della band sul palco (3 elementi) e una parte (gli altri 3, Foster compreso) a suonare in mezzo al pubblico causa spazi ridotti. Una situazione… alla buona – verrebbe da dire – ma solo all’apparenza.

Quello che Alex Henry Foster ha portato in Europa questa estate – peccato che in Italia non sia transitato – è stato uno spettacolo potentissimo, originale, toccante, fatto di esplosioni rumorose, di jazz mischiato al rock, alla sperimentazione. In entrambe le date parigine la scaletta è stata pressappoco la stessa, con pezzi come “The Son of Hannah”, “The Pain That Bonds (The Beginning Is the End)” e “The Hunter (By the Seaside Window)” a dare la cifra stilistica (anche dal vivo) dell’arte che Foster ha deciso di portare avanti in versione solista negli ultimi anni.

Live le sue canzoni si dilatano e si arricchiscono di suoni e melodie che rendono il tutto persino diverso rispetto alle versioni su disco. E se con “Shadows of our Evening Tides”, la sera prima AHF aveva chiuso alla grande il bel concerto a Belleville, con la stessa canzone 24h dopo è riuscito a emozionare, con l’artista a girare in mezzo alla sala microfono in mano per abbracciare e salutare quella manciata di pubblico dalle facce familiari, sulle note di un brano che inneggia all’amore come grande motore del mondo.

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