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ILARIA PORCEDDU
Foto di Valentina De' Mathà

ILARIA PORCEDDU «Ogni giorno mi innamoro di una canzone, di un sorriso, di un viso»

Di questo parlo io” è il titolo del nuovo album di Ilaria Porceddu che, a quattro anni dal suo ultimo lavoro discografico, torna con un disco d’inediti che uscirà il 7 aprile (LineaDue, distribuzione Pirames International).  L’album sarà anticipato dal singolo “Sette cose”,  in radio da venerdì 31 marzo, e dal videoclip ufficiale, diretto da Tiziano Russo, che verrà pubblicato lo stesso giorno sul canale YouTube dell’artista.

Sfogliando la tracklist, alcune canzoni del nuovo album hanno titoli molto curiosi, fra cui “Eva si fa fare”. Di cosa parla la canzone in particolare e cosa tiene assieme il disco nel suo complesso?

ILARIA PORCEDDU questo parlo io«“Eva si fa fare” è la storia di una ragazzina spregiudicata e pura, che abita in un piccolo paese pieno di pregiudizi e sovrastrutture. Il risultato è che la sua continua sete di libertà e amore si trova a doversi scontrare con l’aridità delle persone intorno a lei, che anziché comprendere la sua sincerità, preferiscono puntarle il dito contro e trattarla come “diversa”. Da sempre nella storia le donne vere, indipendenti e non disposte a stare sotto regole, sono state poste ai margini della società. Mi vengono in mente le cosiddette streghe, che altro non erano che donne in grado di curare con l’utilizzo delle erbe grazie alla loro preziosa conoscenza. E questo le rendeva indipendenti, senza bisogno di un uomo e con un ruolo ben definito che poteva disturbare l’equilibrio di una cittadina pacata e mediocre».

Ti riconosci in Eva?

«Posso dire che non sono propriamente Eva in prima persona, ma nei suoi sorrisi in cerca di felicità mi ci rispecchio molto. E mi rispecchio nella sua libertà di donna. La stessa che ho voluto portare in tutto questo disco. Se dovessi pensare a un simbolo che rappresenta “Di questo parlo io” penserei a un albero. Un albero con radici profonde che ti tengono ancorato al tuo Essere e alla tua identità, e allo stesso tempo un albero con tantissime fronde che si muovono e ballano insieme al vento che ogni giorno cambia. Per questo motivo la prima traccia dell’album è “Sas arvures” che in sardo è tradotto al femminile “Le albere”. E’ un aspetto meraviglioso che attraverso la semplicità di ciò che produce una lingua, fa intendere la femminilità in maniera del tutto naturale. Quella che ho cercato di trovare in questi anni dentro me stessa e di conseguenza che ho cercato di raccontare».

In neppure 10 anni di carriera musicale ad alti livelli ti sei dovuta confrontare con ambiti diversi: il Talent, Sanremo, il gossip. C’è qualcosa che non rifaresti?

«Sinceramente rifarei tutto. Ad ogni esperienza che ho fatto sono grata perché mi ha fatto diventare ciò che sono ora. Quindi sì, nessun rimorso. Oddio, forse il gossip…».

“L’importante è che se ne parli”. E’ davvero così secondo te? A volte hai temuto in passato che si parlasse più del tuo aspetto che della tua arte?

«Io ho temuto raramente che si parlasse più del mio aspetto perché per fortuna ho sempre cercato di evitare, per quanto possibile, alcune situazioni. Quando invece le ho vissute, molto giovane (come per esempio le foto su Maxim), le ho affrontate con ingenuità, ho pagato un piccolo conto, e sono andata avanti. Non sono dalla parte di chi pensa “l’importante è che se ne parli”. Sono convinta che sia necessario, per la valorizzazione di una persona o di un’artista, parlare sì, ma dei suoi contenuti (se ne ha ovviamente), altrimenti è meglio il silenzio. La verità è che fa male a volte vedere che fa più notizia una storia d’amore che un lavoro che ti rappresenta sul quale per anni hai versato il sangue e sacrificato buona parte di una sfera della tua vita. De Andrè diceva: “E’ importante parlare solamente quando si ha qualcosa da dire”. Ecco, non c’è bisogno di aggiungere altro».

Nel nuovo album parli d’amore. 

«Le delusioni passano, l’amore resta. L’ho provato sulla mia pelle. Parlo d’amore sì, parlo della consapevolezza di vedere un amore che nasce con leggerezza come in “C’est l’Amour”, parlo dell’ammissione delle proprie debolezze per chiedere un ritorno a chi si sta perdendo come in “Sette cose”, e parlo di ciò che accade a volte a un amore che si sbriciola come in “Di questo parlo io”».

Spesso un amore porta con sé anche una profonda delusione, come si guariscono le ferite d’amore?

«Le ferite d’amore guariscono cicatrizzandosi e di conseguenza in qualche modo restano nella persona che sei e che diventerai. Non spariranno mai del tutto, per fortuna perché ti impediranno di ricadere in certi errori, e per sfortuna perché ti impediranno di vivere alcuni momenti con l’ingenuità e l’istintività che probabilmente avevi prima. E mi ricollego a questo per dire che ogni giorno mi innamoro di una canzone, di un sorriso, di un viso».

Sei innamorata ora?

«Se mi chiedi se al mio fianco ho una persona di cui sono innamorata la mia risposta è no. In questi anni ho faticato per trovare il mio posto nel mondo da sola e in questo momento, che ho finalmente trovato un equilibrio, ho difficoltà, ahimè, a rinunciare anche a un piccolissimo spazio della mia vita in nome di un sentimento. Questo non significa che io non provi emozioni, solo che ci metto un po’ di più a dare fiducia e a lasciarmi andare».

Che rapporto conservi con la tua terra e quanta Sardegna c’è nel nuovo disco?

«Il rapporto che ho con la Sardegna è fortissimo, viscerale. Ma credo che chiunque venga da un’isola o da una terra con radici così importanti sappia di cosa parlo. Vivendo da ormai dieci anni a Roma e sentendo quanto mi manca dentro, ho trovato il modo di portarla sempre con me parlando di lei e cantando nella sua lingua. “Sas arvures” e “Lu Cor’aggiu”, scritte insieme ad Alessandro Carta, sono i miei piccoli gioielli che custodisco gelosamente. Parlano di radici, di libertà, di purezza, di passione, di resa e voglia di ricominciare, e l’utilizzo della mia lingua mi fa sentire libera di essere me stessa al 100% arrivando quasi a una sensazione di catarsi. Ma vuoi o non vuoi la mia terra c’è anche nelle canzoni che canto in italiano perché è un qualcosa che appartiene indipendentemente dal fatto di parlarne. Il carattere che ho, la mia fisicità, e il mio modo di agire deriva tutto da quel luogo in cui sono cresciuta. Non potrebbe essere altrimenti. Ammetto che ogni tanto la durezza del mio carattere mi dà non pochi problemi, ma sono anche sicura che è grazie a questo aspetto, che ora posso dirmi fiera della donna che sono diventata».

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