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AMERICA LATINA Damiano e Fabio D'Innocenzo

Non brutto, non bello. Interessante ma non originale. Diciamo discreto se paragonato a cosa esce dal mercato italiano, mentre se guardiamo oltre i confini, beh, . La trama. Massimo Sisti (Elio Germano) è un dentista benestante, felicemente sposato con Alessandra e padre di due figlie adolescenti, Ilenia e Laura, con le quali vive in una bellissima villa nei dintorni di Latina. La sua vita…

Score

SCORE - 6

6

6

america latina

Non brutto, non bello. Interessante ma non originale. Diciamo discreto se paragonato a cosa esce dal mercato italiano, mentre se guardiamo oltre i confini, beh, allora “America Latina” è giusto un filmetto che guarda con un certo interesse a una pellicola del passato con protagonista Nicole Kidman – manteniamo il silenzio per non svelarvi qualcosa di cruciale in relazione alla storia.

La trama. Massimo Sisti (Elio Germano) è un dentista benestante, felicemente sposato con Alessandra e padre di due figlie adolescenti, Ilenia e Laura, con le quali vive in una bellissima villa nei dintorni di Latina. La sua vita si svolge pacificamente, alternando il lavoro alla famiglia, cui è molto devoto; le uniche eccezioni sono le uscite con l’amico Simone (Maurizio Lastrico) e le visite all’anziano padre (Massimo Wertmüller), col quale l’uomo ha però un pessimo rapporto. Un giorno come un altro, Massimo scende nello scantinato della sua villa per una faccenda domestica e vi trova una bambina legata e imbavagliata.

Il film chiede tanto, tantissimo a Elio Germano, che però fa giusto il suo senza esagerare. Il suo personaggio ha svariate scatole cinesi, chiavi di lettura, ma l’attore è mono dimensionale: un’occasione mancata. Il resto del cast è anonimo e finanche superfluo: l’amico Simone non muove granché nella trama, il padre del protagonista compare ma senza lasciare il segno e moglie e figlie del nostro dentista benestante stanno lì come un affresco.

Nel precedente “Favolacce”, Damiano e Fabio D’Innocenzo avevano scelto la forma alla sostanza, qui aggiustano il tiro ma senza trovare il bersaglio: l’estetica è vincente, ma i dialoghi sono terribili, la storia è banalotta e il cast mal assortito. Il 6 è più che altro di incoraggiamento, perché qualche miglioramento si è visto, ma bisogna osare di più e cercare volti e storie nuove.

Ah, le musiche sono dei Verdena: senza infamia e senza lode.

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