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CADORI Cadori

cadori

Cadori è Giacomo Giunchedi, di Avezzano, ma bolognese d’adozione. Professione: cantautore.

Ci abbiamo messo davvero un sacco di tempo per capire e dare un valore al suo progetto discografico. Un sacco di tempo perso tra l’idea di avere a che fare con un bluff e la sensazione di maneggiare il disco di uno bravo per davvero. Alla fine abbiamo “acceso” l’opzione B. Anche se alcune canzoni del compact non sono granché. Ma c’è da dire che al netto delle critiche, tutti i brani hanno stile, hanno una personalità, magari non proposta nell’abito migliore, ma comunque dispongono di un profilo interessante. E non è poca cosa.

Le canzoni di Cadori – che per questo disco ha suonato tutti gli strumenti da solo, tranne la batteria e il violino (suonato da sua sorella) – volteggiano in una dimensione che è a stretto contatto con quella dei sogni. Fossero immagini, sarebbero sbiadite. Fossero ricordi, sarebbero quelli lontani di cui è impossibile ricordare i particolari. Fossero di un altro artista, forse sarebbero di Battiato, anche se Giacomo Giunchedi appare più vicino all’immaginario musicale dei Sigur Rós.

E’ un disco che merita la spesa? Crediamo di sì. Consapevoli che il cantato perennemente… sospeso nel limbo del cantautore bolognese può portare a reazioni diverse: dalla noia all’applauso. Insomma, è un album che può dividere, ma tra uno che rischia e uno che gioca facile su un campo amico, non possiamo che avere benevolenza per l’audacia.

Review Overview

QUALITA' - 69%

69%

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