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THE WIFE Björn Runge

Un film sopravvalutato. A partire dalla prova di Glenn Close, che a tratti sfiora il ridicolo. "The Wife" è un film drammatico che parla prima di tutto di sentimenti - nelle intenzioni vorrebbe anche farlo in maniera ambiziosa, ma il risultato non è granché. Un vero peccato, perché il cast sulla carta era/è di prim'ordine, e la fotografia non è male, ma la prova corale è modesta e il montaggio (soprattutto nella prima parte) è soporifero. La trama. "The Wife" racconta la storia di Joan Castleman (Glenn Close), quarant'anni passati a sacrificare il proprio talento e i propri sogni, lasciando…

Score

SCORE - 5.5

5.5

6

the wife

Un film sopravvalutato. A partire dalla prova di Glenn Close, che a tratti sfiora il ridicolo. “The Wife” è un film drammatico che parla prima di tutto di sentimenti – nelle intenzioni vorrebbe anche farlo in maniera ambiziosa, ma il risultato non è granché. Un vero peccato, perché il cast sulla carta era/è di prim’ordine, e la fotografia non è male, ma la prova corale è modesta e il montaggio (soprattutto nella prima parte) è soporifero.

La trama. “The Wife” racconta la storia di Joan Castleman (Glenn Close), quarant’anni passati a sacrificare il proprio talento e i propri sogni, lasciando spazio a suo marito, Joe (Jonathan Pryce), che finisce per aggiudicarsi anche il più grande riconoscimento per uno scrittore – il Premio Nobel per la letteratura.

Nel cast anche un ottimo Christian Slater (ormai è un attore completo), un buon Max Irons (il figlio frustrato della coppia di geni) e un eccellente Harry Lloyd, anche lui reduce dai fasti de “Il Trono di Spade” come Jonathan Pryce.

Detto che il primo tempo è piuttosto noioso, il secondo tempo offre qualche spunto in più ma vede anche il naufragio della prova fornita da Glenn Close, che non riesce mai a restituire appieno la fragilità del suo personaggio e il dolore accumulato, resta sempre in un limbo dove caricatura ed eccessiva finzione le fanno da scomodi guardaspalle. Anonima la recitazione di Jonathan Pryce, così come la regia di Björn Runge, che come un mediocre allenatore manda in campo i migliori nella speranza che risolvano loro la partita. Missione fallita: ognuno gioca per sé e i gol non arrivano.

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