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TROPPA GRAZIA Gianni Zanasi

Se cercate risposta al perché il cinema italiano attraversa da tempo un triste stato comatoso - salvo rarissime eccezioni - "Troppa Grazia" vi viene in soccorso e scioglie anche i rebus più complicati attorno al tema. L'opera di Gianni Zanasi, infatti, è veramente brutta, e soprattutto non ha un'anima, un'identità, una direzione, ondeggia fra commedia e dramma, fra voglia di originalità e banalità in serie. La trama. Lucia (Alba Rohrwacher) è una geometra che cerca di sbarcare il lunario grazie a mappature e indagini catastali, alle prese con la fine della sua relazione con Arturo (Elio Germano) e con l’adolescenza della…

Score

SCORE - 3.5

3.5

4

troppa grazia

Se cercate risposta al perché il cinema italiano attraversa da tempo un triste stato comatoso – salvo rarissime eccezioni – “Troppa Grazia” vi viene in soccorso e scioglie anche i rebus più complicati attorno al tema. L’opera di Gianni Zanasi, infatti, è veramente brutta, e soprattutto non ha un’anima, un’identità, una direzione, ondeggia fra commedia e dramma, fra voglia di originalità e banalità in serie.

La trama. Lucia (Alba Rohrwacher) è una geometra che cerca di sbarcare il lunario grazie a mappature e indagini catastali, alle prese con la fine della sua relazione con Arturo (Elio Germano) e con l’adolescenza della figlia Rosa (Rosa Vannucci). Paolo (Giuseppe Battiston), imprenditore della zona legato all’amministrazione comunale, le affida la realizzazione della mappatura del territorio su cui dovrà sorgere “l’Onda”, maestosa opera edilizia destinata però a snaturare il panorama collinare in cui Lucia è cresciuta.

E fino a qui parrebbe anche una storia sensata, se non fosse per  l’incursione… della Madonna (sì, sì, proprio Maria Madre), che manda in vacca l’intera opera. Con il viso inespressivo di Hadas Yaron, e un copione che porta la Madonna a fare pure la simpaticona in una scena, quando cioè si prende la briga di aiutare la protagonista a parcheggiare.

Alba Rohrwacher è una grande attrice, ma qui fa una figura modesta, complice anche un personaggio scritto maluccio al quale prova a dare una profondità che stona con il contesto del film. Elio Germano continua nella sua parabola discendente: dovrebbe iniziare a rifiutare i soliti ruoli dell’uomo scapestrato, perché ormai lo stanno riducendo a macchietta. Benino Battiston, molto bene Rosa Vannucci, che salviamo assieme alla fotografia di Vladan Radovic. Il resto è noia e il finale è così misero da far venir voglia allo spettatore di tornare al botteghino a riprendersi i soldi.

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