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ANNABIT The endless now, we are living in

Noi il disco di Annabit non l'abbiamo capito. E può capitare. Non l'abbiamo capito soprattutto a livello stilistico, perché sembra un concentrato di suoni diversi (e poco complementari fra loro) che non aiutano l'ascoltatore a capire - stilisticamente - dove voglia andare a parare la cantautrice di Padova. Dentro l'album c'è un po' di tutto: elettronica tra Myss Keta e Atari Teenage Riot, un'idea di pop che fa a pugni con ciò che incontra, una propensione a contorcere gli arrangiamenti, alcune fascinazioni sonore (soprattutto negli intro) che rimandano a Liberato. E mettiamoci dentro pure Lady Gaga. Morale: qualcosa funziona,…

Score

QUALITA' - 56%

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annabitNoi il disco di Annabit non l’abbiamo capito. E può capitare. Non l’abbiamo capito soprattutto a livello stilistico, perché sembra un concentrato di suoni diversi (e poco complementari fra loro) che non aiutano l’ascoltatore a capire – stilisticamente – dove voglia andare a parare la cantautrice di Padova. Dentro l’album c’è un po’ di tutto: elettronica tra Myss Keta e Atari Teenage Riot, un’idea di pop che fa a pugni con ciò che incontra, una propensione a contorcere gli arrangiamenti, alcune fascinazioni sonore (soprattutto negli intro) che rimandano a Liberato. E mettiamoci dentro pure Lady Gaga.

Morale: qualcosa funziona, qualcosa un po’ meno; qualcosa piace, qualcosa sembra stare lì a riempire, con l’intento di impressionare.

Cosa funziona? Indubbiamente la voce è bella, in particolar modo quando le ritmiche calano e il cantato si fa più intimo; qualche linea melodica fa intuire ampi margini di miglioramento. Ma resta un ma: stilisticamente Annabit deve trovare un proprio territorio, perché al momento ondeggia fra troppe cose, annacquando il suo potenziale.

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