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BLANCO Blu Celeste

Alla fine Blanco l'ha fatto. Dopo tanti singoli, quasi tutti di successo, il suo album era nel preventivo già da un po' ma non per questo scontato nelle tempistiche e nei contenuti. Intanto diciamo che "Blu Celeste" ha qualche pezzo che ha portato fortuna in questi anni a Blanco, ma ne mancano anche alcuni altri che potevano arricchire con furbizia la scaletta. E invece si è scelto di dare in pasto al pubblico tanto materiale nuovo e qualche singolo privato dei "feat" più noti. Una scelta coraggiosa, che in principio ci aveva lasciato dei dubbi, ma col passare degli…

Score

QUALITA' - 77%

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Alla fine Blanco l’ha fatto. Dopo tanti singoli, quasi tutti di successo, il suo album era nel preventivo già da un po’ ma non per questo scontato nelle tempistiche e nei contenuti. Intanto diciamo che “Blu Celeste” ha qualche pezzo che ha portato fortuna in questi anni a Blanco, ma ne mancano anche alcuni altri che potevano arricchire con furbizia la scaletta. E invece si è scelto di dare in pasto al pubblico tanto materiale nuovo e qualche singolo privato dei “feat” più noti. Una scelta coraggiosa, che in principio ci aveva lasciato dei dubbi, ma col passare degli ascolti l’abbiamo apprezzata, perché l’album suona decisamente più omogeneo senza ospiti invadenti e super hit estive.

In scaletta 12 episodi per 33 minuti di musica. Blanco anche in “Blu Celeste” prosegue a proporre il suo stile che è un po’ un crocevia tra rap, pop, punk, rock. Un bel mix, impreziosito dal modo di cantare (particolarissimo) del ragazzo, e dalle produzioni di Michelangelo.

Nel suo primo disco ufficiale emergono tutte le sfaccettature della sua visione musicale e della sua persona, declinate negli opposti che hanno definito la sua cifra sin dagli esordi e che trovano ora un perfetto equilibrio: romantico e selvaggio, delicato e irruento, scuro e innocente, può urlare a pieni polmoni e sussurrare con un filo di voce. Blanco riesce con naturalezza a plasmare ed esorcizzare l’urgenza delle proprie emozioni, positive e negative, attraverso la musica, uno spazio vitale in cui raccogliersi e sfogarsi.

L’iniziale “Mezz’ora di Sole” è un ottimo prologo (rapido ed essenziale), la title track è cantata meravigliosamente bene, stesso discorso per “Lucciole”, forse il brano migliore assieme a “Ladro di fiori”.

In conclusione: uno dei migliori lavori italiani del 2021.

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