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THE NIRO «Solo ultimamente sento la felicità affacciarsi nella mia vita»

Un mondo perfetto” ha segnato il ritorno di The Niro dopo una lunga assenza. E’ un disco che racconta luci e zone d’ombre, come del resto lo è la vita stessa, nella sua perfezione/imperfezione.

Quanto questo disco è fedele alle idee di partenza? Nel senso: si è formato strada facendo oppure ha seguito un percorso che desideravi?

«L’album ha avuto un percorso molto lungo, e fino all’incontro con Gary Lucas (2018, anno in cui decisi di realizzare con lui il disco con i brani di Jeff Buckley, mettendo in stand by il mio) avevo ben chiara una scaletta e l’album era già definito. Poi, con l’arrivo del periodo Covid ho sentito la necessità di cambiare. I brani “Replay”, “Stiamo Bene”, “I Just Wanna dance” e “Non mi basta” sono nati durante il lockdown».

“Replay” è stata candidata come miglior canzone nell’ultimo Premio Tenco: tu chi avresti votato e i premi aiutano un artista?

«Se non ci fosse stata “Replay” sicuramente avrei votato il brano di Niccolò Fabi, estremamente intenso e poetico. I premi possono aiutare ad avere più visibilità, quindi sono sicuramente utili, specie quando, come nel caso delle Targhe Tenco, a votare sono addetti ai lavori che hanno apprezzato, votandoti, ciò che fai».

La tua vita artistica sembra composta da più… vite artistiche. Che ricordi hai del periodo con la Universal e cambieresti qualcosa di quel periodo?

«Il periodo alla Universal è stato molto felice durante il primo album. Ho un bellissimo ricordo di quella squadra di lavoro che mi ha promosso con amore e passione: non sembrava di essere all’interno di una major, ma c’era la passione tipica delle piccole etichette. Poi qualcosa è cambiato, ma conservo principalmente bei ricordi. Mi sento tutt’ora con alcuni di loro, e chissà che non torneremo a collaborare un giorno. No, non cambierei niente di quel periodo».

Ti sei mai immaginato in un Talent e pensi siano percorsi utili?

«Non amo i Talent per il semplice fatto che non mi piace il format tritacarne. Un artista ha bisogno di tempo per farsi conoscere, e per farsi conoscere necessita di tirare fuori una sua poetica. Difficilmente un artista emergente ha già la padronanza di trasformare a propria immagine e somiglianza le cover che spesso neanche decidono loro di cantare. Chi è uscito da lì trovando la propria strada ha tutta la mia stima, ma non è una cosa che fa per me».

Tornando all’ultimo disco, sembra un lavoro molto sofferto, di un uomo che fa a pugni con la felicità…

«Solo ultimamente sento la felicità affacciarsi nella mia vita. L’album è stato scritto nel periodo più buio, costellato da lutti importanti che hanno condizionato gli ultimi nove anni della mia vita. Ho sempre trovato conforto nella musica, l’unico strumento che è in grado di trasformare il dolore in bellezza».

Passeranno altri 10 anni prima di un nuovo disco?

«Sono già al lavoro sul prossimo, quindi spero proprio di no!».

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