IN "FIVE SONGS" CI SONO LE CINQUE CANZONI PREFERITE DI...
Home > Recensioni > LONELY GUEST

LONELY GUEST Lonely Guest

Con la produzione di Tricky, il progetto Lonely Guest raccoglie artisti noti nel panorama underground: dallo stesso Tricky al mitico Lee "Scratch" Perry, a Marta (nota per le precedenti collaborazioni con Tricky), a Oh Land e molti altri. Il progetto è nato 18 mesi fa, ma non si tratta di un disco di Tricky, ed in questo l'artista è stato chiaro: "Lonely Guest" è un incontro elettrizzante di anticonformisti musicali. Facile trovare dei punti di contatto con un'altra idea simile del folletto di Bristol, cioè quel "Nearly God" del 1996 che però vedeva in campo una serie di fuoriclasse già…

Score

QUALITA' - 73%

73%

73

lonely guest

Con la produzione di Tricky, il progetto Lonely Guest raccoglie artisti noti nel panorama underground: dallo stesso Tricky al mitico Lee “Scratch” Perry, a Marta (nota per le precedenti collaborazioni con Tricky), a Oh Land e molti altri.

Il progetto è nato 18 mesi fa, ma non si tratta di un disco di Tricky, ed in questo l’artista è stato chiaro: “Lonely Guest” è un incontro elettrizzante di anticonformisti musicali. Facile trovare dei punti di contatto con un’altra idea simile del folletto di Bristol, cioè quel “Nearly God” del 1996 che però vedeva in campo una serie di fuoriclasse già affermati e che, onestamente, aveva un’altra caratura. Ma attenzione: qui il livello è comunque alto, molto alto, nonostante il disco appaia un po’ disomogeneo e incompiuto, più un lavoro veloce che non un album costruito, complice una durata da EP (appena 25 minuti) e qualche canzone (vedi “Pay My Taxes”) un po’ raffazzonata.

Quello che però funziona, funziona alla grandissima: la title track è deliziosa, “Under” con Oh Land è tanta roba, “Atmosphere” è un brano acidissimo prodotto magnificamente da Tricky e con il compianto Lee “Scratch” Perry monumentale, e poi ci sono “Move Me” e “On A Move” che sono singoli o potenziali tali potentissimi.

Insomma, un lavoro ispirato, che forse meritava di essere articolato meglio, ma che testimonia l’esistenza e l’ottimo stato di salute di un genere – il trip hop – che è tutt’altro che moribondo.

Tag