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Foto di Ilario Botti

THE ANDRE «L’unica pressione che sento è quella interna, che mi spinge a fare del mio meglio»

E’ uscito da pochi giorni il video di “Captatio Benevolentiae“, il primo inedito di The Andre per Mescal e Freak&Chic, in distribuzione Believe. Nel videoclip, realizzato dai disegnatori Dan&Dav, l’artista abbandona i simboli della parodia trap in chiave “deandreiana”, e si avvia verso un nuovo percorso che in futuro lo porterà – probabilmente – a un disco di inediti.

Il nuovo singolo ti porta in territori artistici che forse all’inizio neppure immaginavi: senti pressioni particolari oppure è sempre un gioco?

«Non sento pressioni dall’esterno, se è questa la domanda. L’unica pressione che sento è quella interna, che mi spinge a fare del mio meglio. Il giudizio di chi ascolta non lo posso controllare».

Questo nuovo capitolo discografico ti proietterà comunque oltre, costi quel che costi? Mi spiego: potresti tornare sui tuoi passi e replicare l’alchimia che finora ti ha portato successo?

«Non credo. Questa nuova fase è iniziata proprio perché quell’alchimia è giunta alla sua morte naturale».

Ti sei mai immaginato davanti a Faber: cosa avrebbe potuto dire del tuo progetto? 

«Mi piace pensare che non si sarebbe arrabbiato troppo. Avrebbe liquidato la cosa con qualche insulto, al massimo».

Arriverà un disco di inediti?

«Di sicuro è un progetto. Dopo questo singolo di passaggio, vorrei dare qualche saggio di quello che riesco a fare. Il futuro è ancora tutto da scrivere».

Che ruolo può avere, oggi, in questo momento, un artista: intrattenere comunque il pubblico usando i mezzi a disposizione, oppure cercare di elaborare questi giorni di marzo provando di conseguenza a dare – tramite l’arte – una chiave di lettura? 

«Dipende dalla fase artistica in cui si trova e dal tipo di artista. Io penso che, anche non volendo scrivere qualcosa di specifico su questo momento storico, in qualche modo influenzerà i lavori di oggi e di domani».

Da cittadino, invece, come stai vivendo questo momento così particolare e carico di tensioni? 

«Cerco di concentrarmi sul mio lavoro, magari ritagliando del tempo per cose che mi riprometto di fare da tempo. Mi informo ma cerco di non farne un’ossessione».

Chiusi in casa, e talvolta in una condizione di solitudine terribile, cosa può avvicinarci alla felicità?

«Lavorare su se stessi e sul modo in cui si percepiscono le cose intorno a noi. Come dice un grande artista: “Il mondo è come te lo metti in testa”. Se si ha la fortuna di essere confinati con persone a cui si vuole bene, approfondire la relazione con queste persone».

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