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LA STANZA Stefano Lodovichi

Bella estetica, brutto film. Ecco la sintesi telegrafica di questo "La Stanza", opera di Stefano Lodovichi che arriva a ricordarci prima di tutto un concetto sacro per chi fa arte: mai mescolare progetti & famiglia, perché il rischio è sempre quello di sbandare, come nel caso specifico. Ma procediamo per gradi. La trama. Stella (Camilla Filippi) ha indossato l'abito del suo matrimonio e sta per commettere il suicidio. Un attimo prima che la donna compia il fatale gesto, uno sconosciuto (Guido Caprino) bussa alla porta e afferma di aver prenotato per pernottare presso la stanza degli ospiti della casa,…

Score

SCORE - 4.5

4.5

5

la stanza

Bella estetica, brutto film. Ecco la sintesi telegrafica di questo “La Stanza“, opera di Stefano Lodovichi che arriva a ricordarci prima di tutto un concetto sacro per chi fa arte: mai mescolare progetti & famiglia, perché il rischio è sempre quello di sbandare, come nel caso specifico. Ma procediamo per gradi.

La trama. Stella (Camilla Filippi) ha indossato l’abito del suo matrimonio e sta per commettere il suicidio. Un attimo prima che la donna compia il fatale gesto, uno sconosciuto (Guido Caprino) bussa alla porta e afferma di aver prenotato per pernottare presso la stanza degli ospiti della casa, che Stella e suo marito Sandro (Edoardo Pesce) un tempo affittavano. La donna è restia ad accoglierlo in quanto l’annuncio era stato rimosso da tempo, tuttavia l’uomo la convince dapprima a farlo entrare per un semplice bicchiere d’acqua e poi a lasciarlo pernottare in quanto afferma di conoscere suo marito Sandro.

La storia ha una narrazione interessante all’inizio, impreziosita da una fotografia d’autore e da un’ambientazione (dark) fiabesca che consente allo spettatore di entrare subito in sintonia con l’atmosfera generale del film. La seconda parte – purtroppo – è così lacunosa e mal scritta da risultare persino noiosa e banale.

L’anello debole – si intuisce subito – è Camilla Filippi (moglie del regista) che fin dalle battute iniziali carica di troppa teatralità un personaggio tormentato ma che viene portato in scena con troppi stereotipi. Pessima la prova dell’attrice nella parte finale, quando la pellicola si perde completamente nei meandri di un thriller psicologico da quinta elementare.

Bene Guido Caprino ed Edoardo Pesce: il primo paga la brutta sceneggiatura nel finale (ma la prova resta discreta), il secondo tiene botta anche quando le cose vanno male, a conferma di un talento vero.

La regia di Stefano Lodovichi è di qualità, molto meno la sua scrittura. Si poteva fare decisamente meglio. Un’occasione sprecata.

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