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VIVARIUM Lorcan Finnegan

"Vivarium" è il film intelligente che tutti dovrebbero vedere, anche chi non ha familiarità con un genere rischioso come quello dell'assurdo. Perché la pellicola di Lorcan Finnegan ha il dono di aprire la mente dello spettatore, di portare il pubblico oltre le regole di quella che per convenzione (e pigrizia) chiamiamo "realtà". Tutto qui è in discussione, e per quanto il film possa apparire una favola macabra, alla fine - guardandolo bene, e magari riguardandolo - i punti di contatto con la quotidianità di ognuno di noi possono essere molteplici: dall'isolamento, all'incomunicabilità, dal lavorare per scavare un buco che…

Score

SCORE - 8

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vivarium

Vivarium” è il film intelligente che tutti dovrebbero vedere, anche chi non ha familiarità con un genere rischioso come quello dell’assurdo. Perché la pellicola di Lorcan Finnegan ha il dono di aprire la mente dello spettatore, di portare il pubblico oltre le regole di quella che per convenzione (e pigrizia) chiamiamo “realtà”.

Tutto qui è in discussione, e per quanto il film possa apparire una favola macabra, alla fine – guardandolo bene, e magari riguardandolo – i punti di contatto con la quotidianità di ognuno di noi possono essere molteplici: dall’isolamento, all’incomunicabilità, dal lavorare per scavare un buco che riempiamo con l’effimero, sino al rapporto genitori/figli.

La trama. Gemma e Tom sono una giovane coppia alla ricerca di una casa per cominciare una nuova vita insieme. Si recano presso una strana agenzia immobiliare dove ad accoglierli trovano Martin, che racconta loro di un nuovo quartiere in costruzione nella vicina periferia chiamato Yonder (laggiù, in lingua inglese). Martin riesce a persuadere i due a visitare la nuova casa, così Gemma e Tom decidono di seguirlo fino a Yonder. Il quartiere si rivela essere sin da subito molto strano: case tutte identiche, pervaso da un silenzio innaturale, e completamente vuoto.

Imogen Poots e Jesse Eisenberg sono due protagonisti perfetti, capaci di condurre lo spettatore dentro la storia e le sue follie. Ma Jonathan Aris (Martin) è superlativo nel caratterizzare un personaggio ambiguo e pieno di tic, restando sempre sul confine e non scivolando mai nella macchietta. Benissimo anche il giovane Senan Jennings, essenziale negli ingranaggi dell’opera.

Bella fotografia, bella regia, nel montaggio, tutt’altro che banale il finale.

In conclusione: uno dei migliori film del decennio.

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