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BABY K

BABY K «Il mio sound è sempre vario e non so come potrà evolvere nel futuro»

Viso dolce e forte personalità, voce delicata e rime schiette, Baby K è tutto questo e anche di più. “Kiss Kiss Bang Bang”, il nuovo lavoro dell’artista, arriva dopo lo straordinario successo estivo di “Roma – Bangkok”.

Partiamo subito da “Roma – Bangkok, com’è nata la hit?

«Avevamo il disco pronto ma ci mancava un brano d’apertura, un pezzo forte da lanciare per il mio ritorno. I produttori nel giro di cinque giorni mi hanno mandato questo brano e appena l’ho ascoltato, mi è piaciuto. Ogni canzone del mio album gioca sui contrasti, quindi anche questa doveva farlo, ci abbiamo pensato un po’ e poi abbiamo convenuto che Giusy Ferreri non se la sarebbe aspettata nessuno. Lei in pochissimo tempo ci ha mandato il provino e quando è arrivato siamo andati a fuoco, è nato subito grande affiatamento, poi è diventato quello che è diventato».

Più tranquilla per il futuro dopo il successo di “Roma – Bangkok”?

«Sinceramente il successo di un brano non garantisce nulla, solo la tua costante paranoia si placa un po’. Diciamo che l’inizio è stato positivo, siamo partiti con il sorriso».

La nascita di “Kiss Kiss Bang Bang”?

«Dopo un anno frenetico grazie a “Una seria”, mi sono fermata un attimo e ho riflettuto su cosa avrei voluto dire agli altri. Mi sono affacciata come emergente, quindi volevo un disco che mettesse delle radici, un album che spiegasse a tutti chi fossi veramente. “Kiss Kiss Bang Bang” è un disco in cui parlo delle mie esperienze, della mia storia, della mia vita, è la mia rivoluzione».

Perché “Kiss Kiss Bang Bang”?

«Il titolo è solo una perfetta sintesi di quello che volevo rappresentare con il disco, un gioco di contrasti».

La cover del cd ha uno stile originale.

«In questo periodo sono molto in fissa con gli Anni ’80 e ’90, volevo uno stile che ricordasse quel periodo, la scelta del neon è un richiamo a quegli anni e al mondo femminile notturno, è affascinante».

Nell’album spicca “Hipster Love”.

«Ho voluto riportare tutto il mondo degli hipster nella musica. Il brano racconta di una ragazza che porta a casa un hipster. E’ un gioco, è l’amore 2.0, l’amore del 2015 che si manifesta con smanettamenti sui social e passione per il vintage. Ho giocato un po’ con la musica».

Di forte impatto è anche “Fakeness”, la collaborazione con Madh.

«Ho conosciuto Madh al Coca-Cola Summer Festival, ma lo avevo già seguito a “X-Factor”. Volevo un connubio tra i nostri mondi. Madh ha gusti molto esterofili come i miei, quindi mi è venuto naturale pensare a lui per questo brano. L’ho sentito e mi ha detto che aveva un brano che parlava della “Fakeness”, quella falsità nei rapporti con le persone con cui fai festa in discoteca e poi non rivedi più, abbiamo unito le due cose mescolandole con la nostra passione esterofila. Ecco fatto!».

Influenze estere nella sua musica.

«Ammicco a un sound estero perché ci sono cresciuta, è naturale, sono state le mie prime influenze. Non è una cosa semplice in Italia, sto calcando un terreno inesplorato, sconosciuto. Mi piace l’idea di essere una novità e il fatto che magari sto rompendo le regole».

Punta all’estero?

«Non mi precludo nulla, ma non è il mio obiettivo imminente, ora voglio focalizzarmi sul panorama italiano».

Continuerà con questo genere?

«Il mio sound è sempre vario e sinceramente non so come potrà evolvere nel futuro».

L’augurio che si fa con questo album?

«Che questo disco vi faccia entrare nel mio mondo, colorato, ma sempre vero».

Matteo Rossini
(www.notespillate.com)

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