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NICOLA MANZAN

NICOLA MANZAN «Prendo le distanze da certi fatti di cronaca, non voglio fare il Lucarelli o il Saviano della situazione»

Per “Discordia“, Nicola Manzan ha ampliato i contorni di Bologna Violenta. Nel senso che per la realizzazione del disco ha tirato dentro Alessandro Vagnoni e si è messo a fare… pop. Ovviamente a modo suo. Niente filastrocche o melodie semplici, ma pop in senso estremo, come solo chi non l’ha mai fatto potrebbe farlo. La nostra intervista racconta un po’ di dietro le quinte di “Discordia”. E non tutto è stato semplice per Manzan in questi mesi.

“Discordia” ha il tuo suono ma nel contempo alcuni spigoli sonori del passato sembrano si siano addolciti. Con che spirito hai lavorato ai suoni di questo album? Mi piace il fatto che tu l’abbia definito un disco… pop.

«Ho cercato di mantenere l’impronta dei dischi precedenti, soprattutto per quel che riguarda il suono di chitarra che è rimasto quasi invariato in tutti questi anni. La batteria ha un suono più vero, come il basso che non è più un synth, ma è suonato, quindi un po’ meno sintetico. Ho cercato di far sì che gli archi fossero meno effettati, forse un po’ più crudi, ma al contempo più reali. Non mi sono posto molte domande mentre registravo, ho cercato semplicemente i suoni che rendessero l’idea di ciò che avevo in testa».

Mancano episodi ruvidissimi…

«Mancano effettivamente degli episodi harsh come nei dischi precedenti, ma non ne sentivo il bisogno. Questo è un disco quasi tutto suonato, quindi il fatto che suoni più “dolce” è dovuto sicuramente a questa caratteristica per me molto importante. E’ un disco pop perché ci sono delle melodie più lunghe e sviluppate, come se stessi scrivendo delle vere e proprie colonne sonore. La mia era una provocazione, ma penso che tutto sommato sia un disco un po’ più “ascoltabile” dei precedenti».

BOLOGNA VIOLENTAIl contributo di Alessandro Vagnoni, all’atto pratico, qual è stato?

«Alessandro mi ha mandato una trentina di batterie sulle quali ho costruito i pezzi (i pezzi di Bologna Violenta nascono sempre dalla batteria), quindi il suo contributo è stato a dir poco fondamentale. In più ha registrato tutti i bassi ed ha mixato il disco. Quest’ultima cosa rappresenta un’ulteriore novità, perché non era mai successo che affidassi a qualcun altro questa delicata fase della realizzazione di un mio lavoro».

Nel presentare il disco mi ha incuriosito molto questa frase legata naturalmente al passato: “”Discordia” contiene brani ispirati da fatti veri, ma non troppo. Un disco di cronaca è stato più che sufficiente per farmi capire che certi piedi non vanno calpestati”. A quali piedi ti riferisci? Sono successe situazioni particolari?

«Sono successe alcune cose molto spiacevoli quando è uscito il precedente “Uno Bianca”, prima di tutto alcuni articoli su un quotidiano bolognese che mi accusava di fare i soldi sulla pelle di chi è morto o ha sofferto a causa della banda criminale a cui è ispirato il disco. Poi alcuni organi istituzionali della città mi hanno fatto capire che avevo messo il naso in affari troppo delicati raccontando una storia che sarebbe da dimenticare, almeno nelle loro intenzioni. Quindi ho voluto prendere le distanze da certi fatti di cronaca ed ho pensato che fosse il caso di rendere esplicita questa mia intenzione, prima di tutto perché non voglio fare il Lucarelli o il Saviano della situazione. A me piace suonare e regalare alla gente delle emozioni forti, sia su disco che dal vivo».

“Il disco è il frutto delle continue lotte personali contro me stesso, contro ciò che sono rispetto a quello che vorrei essere”. Guardando la tua carriera non provi orgoglio? Mi spiego: hai un pubblico fedele in ambito indipendente e ti sei tolto delle belle soddisfazioni anche collaborando in ambito… commerciale. La frase che ho estrapolato si riferisce forse a un contesto più personale che artistico?

«Ho da poco compiuto quarant’anni e gli ultimi mesi, soprattutto quelli in cui stavo realizzando il disco, sono stati carichi di dubbi su ciò che sono, su ciò che vorrei diventare e su quello che ho fatto in precedenza. Tempo di bilanci e quindi anche di crisi. Soprattutto gli ultimi due anni non sono stati come avrei voluto, mi sono affidato a persone che non mi hanno dato ciò che mi era stato promesso e mi sono trovato, come si suol dire, col culo per terra. Quindi prima di far uscire questo album ho voluto schiarirmi le idee e cercare di capire dove volessi andare. A livello artistico non mi posso assolutamente lamentare, ho collaborato con gente di cui avevo i poster in camera da ragazzino (quelli meno commerciali, ovviamente), ma tutto sommato sento di non aver avuto in cambio ciò che mi sarei aspettato».

Spiegati meglio…

«Mi sono trovato spesso a lavorare per mesi a dei progetti che poi non hanno portato a niente, o quasi. Quindi da un lato delle grandi soddisfazioni, dall’altro delle mezze delusioni. Anzi, delle grandi delusioni. Comunque sì, devo dire di essere molto orgoglioso di ciò che ho fatto fino ad ora. Un progetto come Bologna Violenta sembrava destinato all’oblio, o comunque sembrava essere un divertissement tra un lavoro serio ed un altro, invece è diventato qualcosa di grande e molto importante, che ha segnato la mia carriera e la mia vita».

BOLOGNA VIOLENTA discordiaIn un negozio di dischi, vicino a quali altri lavori ti piacerebbe fosse messo “Discordia”?

«Mi piacerebbe che fosse tra “Jane Doe” dei Converge e le “Variazioni Goldberg” di Bach suonate da Glenn Gould. Se poi dovessi fare una lista più lunga ci metterei anche Negazione, Bathory, Napalm Death, Godflesh, Unsane e alcune colonne sonore di Riz Ortolani».

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