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Foto di Ales Rosa

ERALDO BERNOCCHI «C'è tanta gente che è veramente sola e non ha accesso alla tecnologia o non sa come usarla»

Artista completo e mente sopraffina, Eraldo Bernocchi da diversi anni risiede in Inghilterra e sta vivendo queste giornate di marzo con orgoglio e rammarico, stupore e consapevolezza. La pandemia mondiale è il tema del momento, e forse aprirà nuove prospettive una volta passata l’ondata: «Qui in UK molti giovani volontari telefonano agli anziani o alle persone sole per fargli sentire che non sono stati abbandonati, bisognerebbe iniziare a farlo anche in tempi normali».

Qui in Italia abbiamo inasprito le restrizioni. Pensi che questa situazione e questo riscoprirci terribilmente vulnerabile davanti a un nemico invisibile possano portare – alla fine – a qualcosa di nuovo, a una presa di coscienza (dei singoli) diversa rispetto al passato?

«Forse sì. Forse. Mi piacerebbe avere un po’ di fiducia nel genere umano ma gli esempi sono quelli che sono… Sicuramente dovremo ripensare un sacco di cose, il nostro approccio alla vita e al sociale andrà cambiato, specialmente il rapporto con l’ambiente. Spero sempre che i singoli realizzino che sono parte di un tutto e che ognuno di noi ha delle responsabilità ben precise nei confronti della società e di conseguenza di questo pianeta».

Che ruolo può avere, oggi, in questo momento, un artista: intrattenere comunque il pubblico usando i mezzi a disposizione, oppure cercare di elaborare questi giorni provando di conseguenza a dare – tramite l’arte – una chiave di lettura?

«Non so risponderti. Io continuo a fare musica anche se è sempre più difficile sopravvivere. Proseguo a inventarmi collaborazioni e a portare avanti dischi. Credo lo faranno anche altri. Sto pensando allo streaming, potrebbe essere interessante. Dobbiamo reinventarci ogni giorno».

Da cittadino inglese, invece, come stai vivendo questo momento così particolare e carico di tensioni?

«Più che da cittadino inglese, da residente. Resto cittadino italiano, e mai come in questo momento orgoglioso di esserlo. Il Regno Unito ha ampiamente dormito, così come in parte l’Italia, all’inizio della pandemia. Sottovalutando ciò che stava accadendo in Cina e mantenendo un atteggiamento quasi leggero nei confronti dei Paesi come il nostro, quasi noi stessimo facendone un dramma o esagerando. Il “bello” arriverà tra qualche settimana. Il sistema sanitario inglese non è all’altezza di quello italiano, fai tu i debiti calcoli. Mi conforta il fatto che gli inglesi in genere rispettano le indicazioni del governo molto di più degli italiani, anche se questo fine settimana era pieno di gente in giro perché le giornate sono belle. Stanno iniziando a morire come mosche anche loro, impareranno a stare a casa come stanno imparando in Italia e in altri Paesi. Certo, Boris Johnson è abbastanza imbarazzante, ma alla fine ci arriverà anche lui. Un vantaggio del Regno Unito è la velocità con cui vengono approvati i provvedimenti, questo aiuterà. Almeno lo spero».

All’estero che percezione hanno del nostro dramma?

«All’inizio, come dicevo prima, la gente aveva quasi un atteggiamento basato sui luoghi comuni: i soliti italiani che fanno un dramma di tutto, è una banale influenza, quanto siete melodrammatici etc etc. Poi però, hanno realizzato che la situazione che vive l’Italia è quella che vivranno loro tra qualche settimana e come d’incanto tutto è cambiato. Nonostante la situazione, anche qui c’è una discreta percentuale di idioti che ha pensato bene di andarsene al mare nel fine settimana o a fare parties nei parchi. I cretini sono ovunque».

Chiusi in casa, e talvolta in una condizione di solitudine terribile, cosa può avvicinarci alla felicità?

«Bella domanda. Io sono in esilio con moglie e figlia e quindi a parte gli inevitabili momenti di tensione stiamo bene e ci divertiamo anche. Ma ho madre e suocera avanti con gli anni che sono da sole. Non viviamo bene noi, non vivono bene loro. Forse la gente si inventerà nuovi sistemi per ingannare il tempo, o paradigmi di futuro possibile. C’è tanta gente che è veramente sola e non ha accesso alla tecnologia o non sa come usarla. Qui in UK molti giovani volontari telefonano agli anziani o alle persone sole per fargli sentire che non sono stati abbandonati, bisognerebbe iniziare a farlo anche in tempi normali. Dovrebbe valere sempre. Musica, libri, films e una finestra, almeno una, che si affacci su qualcosa che ci ricordi come eravamo e come, se tutto va bene, torneremo ad essere. Per un po’ dovrebbe bastare».

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