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TIZIANO FERRO «Credo che cercare Dio sia già un po' come trovarlo»

Tiziano Ferro, cantautore italiano con alle spalle oltre 20 milioni di dischi venduti, è stato ospite in questi giorni di ottobre di “Non Stop News” su RTL 102.5. Durante l’intervista, l’artista ha raccontato agli ascoltatori della prima radiovisione d’Italia “La felicità al principio”, il suo primo romanzo che svela un altro lato del suo talento, pur mantenendo la sua distintiva delicatezza e profondità che caratterizzano il suo mondo creativo.

Credo che l’idea di scrivere un romanzo sia particolarmente affascinante di per sé, ma ho sempre nutrito un profondo rispetto per chi svolge questa professione, soprattutto per coloro che lo fanno particolarmente bene

«Non ho deciso coscientemente di scrivere questo romanzo – afferma l’autore. Questa storia ha cominciato a navigarmi in testa qualche anno fa, e non pensavo di essere in grado di sedermi e svilupparla. Credo che l’idea di scrivere un romanzo sia particolarmente affascinante di per sé, ma ho sempre nutrito un profondo rispetto per chi svolge questa professione, soprattutto per coloro che lo fanno particolarmente bene. Pertanto, se non avessi avuto questa idea, se non ci fosse stata una storia, non avrei mai osato proseguire. Penso che le storie comandino quando si tratta di film o romanzi e questa storia mi è sembrata interessante perché, come poi è successo, si è rivelata anche un bel pretesto per narrare cose che non racconto in prima linea come Tiziano, ma che invece mi sono divertito a spargere nei dialoghi tra vari personaggi».

Nel romanzo Ferro ci conduce nel mondo di Angelo Galassi, un celebre cantante che, a causa di un errore burocratico, risulta ufficialmente defunto. Ma la verità è che per gli ultimi dieci anni, Galassi ha trovato più facile nascondersi che affrontare i suoi numerosi demoni personali legati all’alcol, al cibo e a una sessualità incerta. «Galassi abbraccia un certificato di morte emesso per errore dallo stato di New York e si finge morto. Decide quindi di sparire, in un periodo in cui era esausto da tutte le fatiche e i dolori di una vita trascorsa a subire senza mai alzare la voce. Crede che questo possa aiutarlo a risalire, ma in realtà abbraccia questa morte semplicemente per andare allo sprofondo; non c’è un miglioramento».

Angelo Galassi è un protagonista dal passato travagliato, che con l’autore condivide solo la professione di cantante: «Angelo è un cantante e scrive canzoni, quindi sicuramente, di base, ci sono delle cose in comune tra di noi. Lui però ha fatto delle scelte e intrapreso una vita completamente diversa dalla mia. In questo siamo profondamente diversi, io ho seguito un percorso completamente opposto. Ho scelto di guardarmi dentro, di parlare e di esistere in maniera incredibilmente trasparente. In questo romanzo ho scelto di raccontare la vita di una persona che fa il mio stesso mestiere semplicemente perché era più facile parlare del mondo che lo circonda; altrimenti, avrei fatto molta fatica a raccontare un contesto che non conosco. Per fortuna, siamo molto diversi, perché non mi piacerebbe assolutamente essere Angelo. Anche se poi, per una serie di strane coincidenze della vita, decide di prendersi una seconda opportunità».

In “La felicità al principio” c’è anche tanta musica. «La musica l’ho scelta e voluta, non riesco nemmeno a immaginare la mia vita senza di essa. Il resto sono piacevoli e divertenti incidenti di percorso, e questo libro è uno di quei casi. Cinque anni fa, non avrei mai immaginato di scrivere questo romanzo. Accolgo le cose e domani accoglierò ciò che accadrà. Penso che la vita sia molto più sorprendente e creativa di noi stessi. Basta essere pronti ad aspettare. C’è molta musica nel libro, potrei creare una playlist perché nel libro vengono menzionate tantissime canzoni. Se devo menzionarne una, posso citare Battisti, in ‘Nessun dolore’ c’è una frase che recita: ‘Il vetro non è rotto dal sasso ma dal braccio esperto di un ingenuo gradasso’, e poi la parte che mi piace di più: ‘L’applauso per sentirsi importante senza domandarsi per quale gente’».

Credo che cercare Dio sia già un po’ come trovarlo. È simile a quando cerchi di migliorarti: se stai cercando di migliorarti, in realtà stai già migliorando. Quindi, l’importante è essere aperti nella ricerca dello spirituale, perché Dio è ovunque

Nel corso di “Non Stop News”, Tiziano Ferro ha parlato anche dell’importanza della spiritualità come mezzo per poter riconoscere la bellezza che ci circonda: «’Se Dio è dove lo cerchi’ è una frase che, tra l’altro, ripeto nella canzone ‘Destinazione Mare’. Credo che cercare Dio sia già un po’ come trovarlo. È simile a quando cerchi di migliorarti: se stai cercando di migliorarti, in realtà stai già migliorando. Quindi, l’importante è essere aperti nella ricerca dello spirituale, perché Dio è ovunque. A parte le cose che possiamo controllare, la maggior parte delle cose che accadono intorno a noi fa parte di potere superiore, è materia incontrollabile. Se abbracci questa realtà, anche senza necessariamente dare una connotazione religiosa a questo concetto di Dio, la parte incontrollabile del mondo ti rende disponibile a scoprire tanta bellezza, invece di cadere sempre nell’ansia di sentirci obbligati a controllare ogni minimo passo che facciamo. Dio è la bellezza che abbracciamo quando accettiamo che le cose vadano come vuole la vita, piuttosto che come vogliamo noi».

Nel 2022, il cantautore Tiziano Ferro è diventato padre di Margherita e Andres. Durante l’intervista su RTL 102.5, ha condiviso la sua esperienza di genitore e i principi che, secondo lui, sono fondamentali da trasmettere: «Sicuramente cambia dal punto di vista effettivo perché ricominci a stabilire degli equilibri che non avevi. Arrivi al centro di te stesso, perché sei talmente stanco che scopri veramente chi sei. La stanchezza che un figlio ti propone ti spoglia di ogni filtro e barriera. Certamente ti spoglia anche di alcune insicurezze. Mi sono scoperto in grado di fare cose che non sapevo di poter fare nemmeno per me stesso, coraggio e faccia tosta che non pensavo di avere. Si entra in una fase diversa della propria vita nella quale lo spirito di protezione e di cura guidano le tue scelte molto di più di quando devi pensare solo a te stesso», spiega. «Sicuramente è più facile essere figlio e vivere in un contesto in cui hai dei genitori che si occupano di te con grande cura e dedizione, la stessa che cerco di rivolgere io ai miei figli. Sono un padre che mette al principio l’amore e l’attenzione, ma anche la disciplina, che ritengo sia la forma d’amore più alta che si possa offrire ai figli, poiché li rende capaci di stare al mondo e di trattare le altre persone con il rispetto che meritano. È chiaro che questo costa tanto ad un genitore, perché devi rinunciare alla soddisfazione di fare sempre il buono. Tuttavia, penso che sia la forma di generosità più elevata che un genitore possa dare a un figlio. Dire di no è inevitabile, il problema è che spesso non mi ascoltano quando dico di no. Ma sono molto deciso, e credo che trovare il giusto equilibrio tra il sì e il no renda i no più credibili e quindi più facili da rispettare, oltre a rendere i sì più piacevoli», continua.

Il cantautore di Latina, pur mantenendo forti legami con l’Italia, vive insieme ai suoi bambini a Los Angeles, una città con cui ha sempre avuto una connessione speciale. «Los Angeles era uno dei miei punti di riferimento già da alcuni anni prima del trasferimento, venivo per registrare musica, fare dischi e collaborare con altri autori. Poi, la vita personale mi ha portato qui, ma non c’è mai stata una scelta cosciente. Prima parlavamo di Dio, la spiritualità nasce perché gli esseri umani a volte hanno bisogno di spiegare cose che non possono controllare. Per me, la vita qui è stata un po’ così. Essendo un grande programmatore, mi sono ritrovato qui un giorno senza averlo scelto, ed è stata la vita a scegliere per me. Ovviamente, la vita è fatta di curve a salire e scendere. Questo posto mi ha dato e tolto molto, ma mi piace esprimere gratitudine per le cose belle, perché sono convinto che anche le cose brutte mi abbiano fornito le curve che mi porteranno da qualche parte e saranno comunque utili», spiega. «Se potessi decidere, mi piacerebbe anche dividermi un po’ tra i due luoghi. Qui posso fare un parallelismo con Angelo, il protagonista del libro. Per capire chi è e dare a sé stesso una nuova opportunità, Angelo ha bisogno di distruggere sé stesso e tutto ciò che aveva fatto in precedenza. Perciò mette in scena questa morte fittizia e torna in Italia, che è la culla delle sue paure. Quindi, non c’è vita senza l’Italia, non c’è l’uno senza l’altro. Sono luoghi che non si sostituiscono. Poi, ci sono anche posti che ti offrono altre opportunità. Da qualche anno, ho fatto pace con l’idea che la mia vita e la mia felicità siano fatte di pezzetti sparsi in diverse parti del mondo».

Una lunga carriera e tante persone lungo il cammino: «Ho imparato molto da tutte le persone che ho incontrato, dai discografici agli arrangiatori. Penso anche a quelli con cui ho fatto i primi provini e che magari non mi hanno portato da nessuna parte. Sono tutti essenziali, sono molto dedito al senso di gratitudine, che è uno dei più grandi antidoti alla depressione. Quando ci rendiamo conto delle cose che abbiamo, anche le più piccole, stiamo meglio. Le persone sono i doni più grandi che possiamo avere nella vita. Il mio elenco è infinito, va dai primi discografici ai colleghi giornalisti che fanno domande che stimolano delle idee. Non c’è un solo nome, ce ne sono tanti, e mi sento veramente fortunato».

Tiziano Ferro non è più ormai un semplice cantate, con la sua musica e la sua storia, artistica e personale, è diventato un simbolo di coraggio: «Ho sempre preso di petto le questioni della mia vita. Nonostante una fragilità di base che ho sempre avuto, il mio istinto di sopravvivenza sembra sempre vincere. Non mi sento un punto di riferimento, ma certamente sono uno che parla e non ha problemi a mostrarsi. Trovo complesso mascherarsi, cercare di presentare versioni fittizie di sé stessi. Una delle cose che ha complicato la mia vita, affrontando tutte le questioni come l’amore, le dipendenze, ecc., è stata la mancanza di rappresentazioni nei media. Se cresci senza vedere in televisione o al cinema personaggi che ti assomigliano, o ascoltare personaggi pubblici che raccontano i tuoi stessi problemi, pensi di essere l’unico e di non avere speranza. Il senso di rappresentazione è una delle cose più importanti per la creazione dell’autostima, specialmente per i giovani che oggi hanno la possibilità di affacciarsi al mondo e vedere che somigliano a tante persone diverse fra loro, ma simili a loro. Sono felice di essere diventato uno dei protagonisti di questo dibattito, fatto anche di colori e forme diverse da quelle alle quali eravamo abituati».

Intervista disponibile su RTL 102.5 Play:
https://play.rtl.it/ospiti/1/tiziano-ferro-romanzo-la-felicita-al-principio-lunedi-16-ottobre-2023/

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