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HURTS Faith

Il panorama del pop-rock elettronico contemporaneo è pieno zeppo di furbacchioni e possiamo tranquillamente dire che gli Hurts sono svegli, si presentano all'esame preparatissimi e - per restare in tema - sono dei furbacchioni certificati. Non è una critica, ma più un modo per riconoscere al duo una indiscutibile capacità di mescolare idee e melodie che in un modo o nell'altro si sono già affermate, e nel farlo si guardano bene dal coprire le tracce. Ecco che quindi un pezzo fortissimo come l'iniziale "Voices" rimanda a "Days Are Forgotten" dei Kasabian; "Somebody" alla super hit "Believer" degli Imagine Dragons.…

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QUALITA' - 68%

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hurts faith

Il panorama del pop-rock elettronico contemporaneo è pieno zeppo di furbacchioni e possiamo tranquillamente dire che gli Hurts sono svegli, si presentano all’esame preparatissimi e – per restare in tema – sono dei furbacchioni certificati. Non è una critica, ma più un modo per riconoscere al duo una indiscutibile capacità di mescolare idee e melodie che in un modo o nell’altro si sono già affermate, e nel farlo si guardano bene dal coprire le tracce. Ecco che quindi un pezzo fortissimo come l’iniziale “Voices” rimanda a “Days Are Forgotten” dei Kasabian; “Somebody” alla super hit “Believer” degli Imagine Dragons. Mentre “Numb” sembra una cover di un pezzo soft dei Nine Inch Nails. Per non parlare di “Suffer”, un pezzo che farà drizzare le orecchie ai fan dei Depeche Mode – immaginatevelo cantato da Dave Gahan. E chi potrebbe negare, infine, che “Liar” non rimandi alla lezione del grande Phil Collins?

Insomma, “Faith” è un bel compendio del meglio che il pop-rock elettronico ha saputo proporre negli ultimi anni, qui rivisto, rimaneggiato, ripensato e firmato da questo duo che dall’inizio della carriera a oggi è sempre stato un po’ snobbato (purtroppo) dai grandi circuiti, finendo invece per diventare un nome grosso in Russia. Ma Theo Hutchcraft e Adam Anderson il pop lo sanno maneggiare alla grande e sanno da cosa farsi influenzare per risultare a loro modo originali.

Entrando nel merito, il disco ha diversi momenti piacevoli, anche se nelle ballate ci sembra forzare troppo la ricerca dell’atmosfera a tutti i costi, pur ammettendo che “Darkest Hour” è un ottimo brano. Tuttavia i Nostri si trovano più a loro agio quando i ritmi decollano.

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