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Foto di Emanuele Giacomini

FOLCAST «Sentire tutto nel profondo per poi rinascere»

Il cantautore romano Folcast sarà in gara tra le 8 Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2021. L’artista porterà sul palco del Teatro Ariston “Scopriti: «E’ il racconto di una condizione comune e a volte disarmante. Il disagio di chi si è perso nell’immobilità delle stanze vuote interiori e si trova a fare i conti con una solitudine imposta e in parte voluta. Nonostante questo, la volontà è quella di rialzarsi, di uscire e di trovare dentro se stessi la motivazione, con rabbia e consapevolezza. E’ un brano che sfida la stasi e che sprona a sentire tutto nel profondo per poi rinascere, sempre. Concepito al pianoforte, vuole essere prima di tutto crudo, quindi “scoperto”. Vicino a un ambiente soul che dà spazio a tutti i movimenti dell’anima, si evolve fino a trasformarsi, proponendo un messaggio di forza e rigenerazione».

E’ stato un lungo percorso per approdare a Sanremo 2021: cosa resta di questo viaggio lunghissimo?

«Restano la fatica e il piacere. Poi restano tutti i compagni di viaggio incontrati che sono persone bellissime e artisti validi. Porto con me questo viaggio un po’ come si porta dentro l’estate della maturità. Una sensazione che non provavo da tanto tempo».

Come si affronta un appuntamento così importante all’orizzonte?

«L’allenamento per me è iniziato tanti anni fa. Dai live più piccoli a quelli più grandi. Poi quando si avvicina una performance del genere è chiaro che c’è un focus particolare. Un grazie particolare va a Marta Gerbi, vocal coach con cui ho intrapreso un percorso che mi sta dando tanto».

Forse può essere utile non pensare a Sanremo nei prossimi giorni?

«Io non sono un tipo che non ci pensa. Era già prima il pensiero fisso di tutti i giorni».

Arrivi a Sanremo Giovani ma con già un percorso nella discografia e vari singoli apprezzati. In questi anni cos’hai capito della discografia italiana e della musica in Italia in generale? E’ legata ad alcuni stereotipi fondamentali per avere successo?

«Difficile rispondere. Credo ci sia spazio per tutti, dipende da quello che si vuole raggiungere. Ho capito tante cose nel momento in cui per un periodo sono rimasto solo con le mie canzoni e gestivo io anche tutto il resto. Lì ho capito che non avrei mai potuto fare nulla senza delle persone accanto. Un gruppo affiatato di persone che si fidano tra loro e che credono nel progetto è la base per poter cercare di mettere davvero la testa fuori. Io non so fare tutto da solo».

Ti esprimi bene con la chitarra ma anche col pianoforte. Come nascono le tue canzoni e da cosa sono influenzate?

«La chitarra è il mio strumento. Ho iniziato a studiarla alle medie. Il piano ce l’ho a casa, ma non sono per niente tecnico. I due strumenti mi offrono due approcci completamente diversi. Se sulla chitarra riesco in cose difficili, sul piano non posso farlo ed ho quindi un approccio molto più spontaneo, genuino. Questo crea dei mondi diversi di canzone in canzone. È anche forse per questo che spazio tra diversi generi».

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