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JOKER Todd Phillips

Bello ma non bellissimo. Diciamo diverso. Sì, perché il Joker di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix protagonista, ha un profilo distante dai soliti Joker visti nei decenni scorsi e di recente. E' un personaggio intanto più umano e meno criminale (non foss'altro perché buona parte della narrazione è incentrata sulla genesi del cattivo) e poi perché la drammaticità del racconto ha di fatto messo in secondo piano tutto ciò che di familiare abbiamo sempre trovato nei Joker fino a qui proposti. Ecco che quindi il giudizio su questa pellicola (spinta all'inverosimile da un hype pazzesco), trova la giusta dimensione se…

Score

SCORE - 6

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joker

Bello ma non bellissimo. Diciamo diverso. Sì, perché il Joker di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix protagonista, ha un profilo distante dai soliti Joker visti nei decenni scorsi e di recente. E’ un personaggio intanto più umano e meno criminale (non foss’altro perché buona parte della narrazione è incentrata sulla genesi del cattivo) e poi perché la drammaticità del racconto ha di fatto messo in secondo piano tutto ciò che di familiare abbiamo sempre trovato nei Joker fino a qui proposti. Ecco che quindi il giudizio su questa pellicola (spinta all’inverosimile da un hype pazzesco), trova la giusta dimensione se ci estraniamo dal passato e giudichiamo l’opera per quella che è, cioè il racconto sulla genesi di un cattivo qualunque. Un cattivo che farà strada.

La trama. In una Gotham City sempre più preda del degrado e della disuguaglianza sociale, Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un individuo profondamente alienato che vive con l’anziana madre Penny (Frances Conroy) in un appartamento dei bassifondi: oltre a una perenne depressione, l’uomo sembra soffrire di un raro disturbo che gli provoca improvvisi e incontrollabili attacchi di risate, specie in momenti di forte tensione. Il suo sogno è quello di diventare un cabarettista come il suo idolo, il presentatore televisivo Murray Franklin (Robert De Niro), ma la mancanza del talento necessario lo costringe a guadagnarsi da vivere come pagliaccio. La sua squallida routine è risollevata solo dalle fugaci visioni di Sophie (Zazie Beetz), la vicina di casa di cui si è invaghito dopo che lei gli ha rivolto un sorriso gentile in ascensore.

Il film esteticamente/tecnicamente è una meraviglia: bella la regia, bella la fotografia di Lawrence Sher, belle le musiche di Hildur Guðnadóttir, bello il montaggio di Jeff Groth. Ci ha lasciato qualche dubbio la maschera scelta per questo Joker, molto banale, ma va anche detto che forse si è preferito non confrontarsi con quelle del passato, cercando nella semplicità una via originale.

Tutto il film si regge su Joaquin Phoenix: bravissimo quando si tratta di dare profondità alle fragilità dei suoi personaggi, qui però incapace di far svoltare il suo Joker quando si tratta di renderlo cattivo, maligno. Manca, insomma, quello scatto netto. Sufficiente De Niro, penalizzato dalla scrittura del suo personaggio. Scrittura che viene meno anche in una delle scene-simbolo del film, quella in cui Joker e il presentatore televisivo si ritrovano faccia a faccia nello studio tv. Lì ci saremmo aspettati dei dialoghi di spessore, ma tutto resta annacquato, molto scontato.

In conclusione: un buon film, un buon Joaquin Phoenix ma non si può parlare di capolavoro e neppure di pellicola destinata a diventare un cult. E se proprio volete giocare coi paragoni, non ci tiriamo indietro: il Joker di Heath Ledger sta su un altro pianeta.

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